Matdid, materiali didattici di italiano per stranieri a cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi, Scuola d'Italiano Roma

 
 

Roberto Tartaglione

 
LA MEGLIO GIOVENTÙ 
 
 

Video, audio e testo di una scena del film. Apparato di note linguistiche
Link: Geni precoci
Si dice della gioventù

Livello intermedio 1

Proponiamo qui una scena del film "La meglio gioventù" (2003) di Marco Tullio Giordana: si tratta di un film molto bello che racconta la storia di una famiglia fra gli anni Sessanta e oggi. Attraverso le vicende dei vari personaggi si vede anche molto di un paese che cambia, dal boom economico degli anni Sessanta, al periodo del terrorismo fino ai giorni nostri.

Nella scena qui proposta ci sono Nicola, studente di medicina, Carlo, studente di economia, e Vitale, il loro amico siciliano, operaio alla Fiat.
 
Per visualizzare il file video (4.105 kb)  e ascoltare il dialogo basta cliccare sull'immagine qui a fianco e disporre di Windows Media Player.

 
Vitale - Oh, sciacquati la bocca tu quando parli del sindacato, eh!
(alzano le braccia come a dire: non abbiamo detto niente!)
Vitale - Sì sì sì, fate gli spiritosi... questi chi sono, gli amici vostri che scrivono queste minchiate?
(dà un volantino a...)
Vitale - L'hai letto questo qua? Tieni. Questo l'hanno consegnato ieri ai cancelli, fuori.
Nicola - Vabbe', ma...
Vitale - La scuola si abbatte non si cambia?
Nicola - ...ma guarda che vuol dire un'altra cosa...
Vitale - Ehi senti, a me non mi interessa niente. Io la scuola non la voglio abbattere. Ma che significa? Io voglio diritto ad andarci alla scuola! Per me che non ci sono potuto andare e per i miei figli che invece la faranno! 
Nicola - Ma quali figli? ... ma tu mica c'hai figli... (ridono tutti)
Vitale - ...mmm.. i figli... mmm (scherza imitando l'amico).... ma imparati a parlare pure tu!
Carlo - Effettivamente Vita', i figli non ce l'hai tu...
Vitale - Che c'entra, io sono giovane ancora... eh...
Nicola - Oh, non per farmi i cazzi vostri però... tu non devi andare alla riunione del collettivo di economia?
Carlo - E qualcuno un caffè me lo fa...
Nicola - E ora te lo faccio... tu non devi andare alla riunione della Fabbrica Italiana...
Vitale - Eh, un minuto... che hai paura che mi danno un cicchetto?
Nicola - No no, basta che... andate via
Carlo - Scusa, ma che è tutta 'sta fretta oggi?
Nicola - Mi devo concentrare, devo fare l'esame di anatomia.
Vitale - Che devi studiare tu?
Nicola - A n a t o m i a !
Vitale - Ah! (canta sulle note di "Amado mio") Anatomia! Love me forever!!
 

NOTE LINGUISTICHE
 

 
Oh -
Suono onomatopeico che in italiano ha diversi valori. Qui ha un senso minaccioso, come a dire "Fa' attenzione, sta' calmo, controllati!"
  
sciacquati la bocca tu - Sciacquarsi la bocca prima di parlare di qualcosa o prima di nominare qualcuno: è un modo per dire che bisogna parlarne con rispetto, che bisogna avere "la bocca pulita" prima di riferirsi a certe cose. Normalmente si dice in modo minaccioso a chi parla in modo superficiale o critico di qualcosa che noi riteniamo di grande valore.

sindacato - Siamo negli anni Sessanta e  "Il Sindacato", che difende gli interesse dei lavoratori, è considerato dagli operai un punto di riferimento addirittura superiore a quello costituito dal Partito Comunista.

eh! - Anche questo è un suono onomatopeico. Ma Vitale è siciliano e il suo "eh!" è immediatamente riconoscibile per un italiano come un tipico suono caratteristico di chi parla appunto con cadenza siciliana (questo suono così nasale è del resto spesso usato da tutti gli italiani quando, scherzosamente, imitano un siciliano o per esempio un tono da boss mafioso)

fate gli spiritosi... - Grammaticalmente si tratta di un imperativo con valore concessivo: il senso è "Potete anche continuare a fare gli spiritosi... non immaginate nemmeno cosa vi aspetta!". Se un persona mangia troppo possiamo dirle "Mangia, mangia...!" cioè "Continua pure a mangiare... vedrai che poi pagherai le conseguenze!" Il tono è perciò comunque di rimprovero con una velata minaccia.
 
questi - Parlare di qualcuno indicandolo col dimostrativo "questo" o "quello" ha normalmente un valore dispregiativo. Qui Vitale si riferisce agli autori di un volantino, probabilmente studenti o appartenenti a gruppi politici rivoluzionari o "intellettuali" di sinistra, che hanno scritto "La scuola si abbatte, non si cambia". Per questo Vitale (operaio) se la prende con i suoi amici (studenti).

gli amici vostri - Mettere il possessivo dopo il sostantivo (gli amici vostri e non i vostri amici) è frequentissimo in tutti i dialetti e anche in italiano familiare o informale. Anzi, è stato calcolato che nel parlato forse nel 50% dei casi il possessivo segue il sostantivo.
 
queste minchiate - L'accento siciliano di Vitale è già inconfondibile. La parola "minchiate" è poi tipica del suo dialetto. In siciliano "minchia" corrisponde alla parola italiana "cazzo" e allo stesso modo "minchiate" corrisponde a "cazzate" cioè un modo volgare per dire cose stupide, senza senso, sciocchezze.

L'hai letto questo qua? - L'anticipazione del pronome diretto nelle frasi interrogative e la dislocazione del sostantivo a destra del verbo nelle frasi interrogative è quasi la regola nel parlato ed è frequente anche nello scritto (Quando lo compri quel libro? Dove l'hai lasciata la testa? Vuoi scriverla ora questa lettera? Li mangi ancora i dolci? vedi anche ridondanze pronominali )
 
Questo l'hanno consegnato ieri -  Quando l'oggetto grammaticale di un verbo sta a sinistra, cioè prima del verbo, l'uso dei pronomi diretti ridondanti lo, la, li, le è obbligatorio (Quel libro lo compro domani, i dolci li mangiavo da bambino, la macchina l'ho lasciata al parcheggio; vedi anche ridondanze pronominali )
 
Vabbe' - È un'espressione tipica del parlato per dire "va bene" e sostituisce egregiamente il diffusissimo "ok". Tuttavia essendo una formula propria del parlato la sua grafia è ancora oscillante e non di rado si trova scritto con accento: "vabbè".
 
a me non mi interessa niente - Il pronome ridondante, in formule come questa (a me non mi interessa, a lui non gli piace) non è ammesso dalla grammatica, tantomeno nella lingua scritta. Tuttavia, a parte una certa frequenza d'uso nel parlato, in molti casi quella ripetizione è importante per sottolineare un contrasto: a me non mi pace, a lui sì. D'altra parte questo genere di formule si stanno diffondendo progressivamente grazie soprattutto ai testi cinematografici e anche a testi di canzoni.
 
la scuola non la voglio abbattere - Altro caso di ridondanza pronominale. Ancora una volta, con una dislocazione a sinistra l'uso del pronome è obbligatorio.
 
voglio diritto ad andarci alla scuola -  Questa volta è il pronome "ci" ad essere ridondante. D'altra parte senza quel pronome (oppure eliminando il locativo "alla scuola") la frase perderebbe molto della sua enfasi e della sua vitalità.
 
ma tu mica c'hai figli - Quel "c'hai" è la forma presente del verbo "averci". È usato frequentissimamente nel parlato (c'ho fame, c'hai sete, c'ha da fare ecc.) e molto raramente nello scritto. Per questo la sua grafia è ancora incerta (c'hai o ci hai). Quel pronome "ci", considerato comunque informale e regionale, resta nell'italiano scritto come forma obbligatoria nelle espressioni come "ce l'ho".
 
ma imparati a parlare - Il verbo riflessivo, in italiano parlato, è assai più frequente che in italiano scritto. Nel parlato si tende a "riflessivizzare" il maggior numero di verbi possibile, per dare loro un valore affettivo e personale più intenso e più "caldo": impararsi a parlare, guardarsi un film, leggersi il giornale, bersi una birra ecc.
 
Vita' - Carlo è di Roma e nei dialetti centro-meridionali si tende a tagliare la parte dei nomi di persona che segue l'accento tonico: questo però solo nel caso "vocativo" cioè quando ci rivolgiamo a una persona chiamandola direttamente per nome: quindi diremo "Ciao France' (Francesco), Vieni qui Alessa' (Alessandra), Stammi a sentire Giova' (Giovanni). Questo fenomeno non avviene - di solito - con nomi di persona di sole due sillabe: non possiamo perciò abbreviare Ugo, Sandro, Fabio ecc.
Una moda "giovanilistica" prevede invece che il nome sia abbreviato fino a due sillabe, ma con spostamento di accento. Quindi non è raro sentire parlare di Vale (Valentina), Adri (Adriano), Leti (Letizia), Fede (Federica) e così via. In questo caso si tratta di veri e propri soprannomi o diminutivi e queste alterazioni possono essere usate anche al di fuori del caso vocativo (ho parlato con Vale, ho visto Adri).  
 
i figli non ce l'hai tu - Ulteriore caso di dislocazione a sinistra dell'oggetto (i figli) e quindi di uso obbligatorio del pronome ridondante li. In questo caso abbiamo anche un ci (del verbo "averci") che abbiamo visto qui sopra. Da notare che nel Carlo dice ce l'hai. La tradizione grammaticale infatti imporrebbe che solo lo e la siano apostrofati (in questo caso quindi avrebbe dovuto dire ce li hai). Tuttavia è vero che nel parlato questa "regoletta" viene spesso dimenticata.
 
non per farmi i cazzi vostri - La costruzione non per + infinito introduce spesso una spiegazione, una giustificazione o un'attentuante rispetto a quello che si sta per dire (Non per essere pignolo, ma questo lavoro non mi sembra finito, oppure Non per fare il moralista, ma questo non mi sembra un comportamento corretto). Non per farmi i cazzi vostri (forma volgare e colloquiale che vuol dire "non per farmi gli affari vostri") significa non voglio entrare nei vostri fatti privati.
 
qualcuno un caffè me lo fa... - Ennesimo caso di dislocazione a sinistra con pronome diretto obbligatorio.
 
mi danno un cicchetto - Regionalismo per dire "rimproverano"
 
basta che... andate via - Con "basta che", dice la grammatica, bisognerebbe usare il congiuntivo. Non in questo caso comunque. Non in un parlato informale in cui "basta che... " non significa realmente "a condizione che..." ma più semplicemente sostituisce la protasi di un periodo ipotetico della realtà: faccio tutto basta che andate via (se andate via faccio tutto!), detto con tono ironico e scherzoso. 

che è tutta 'sta fretta oggi - Sostituire il dimostrativo "questo" con un semplice 'sto e tipico di molte parlate regionali ed è ammesso in italiano formale nelle forme stasera e stamattina.