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| Quale argomento
grammaticale è più antirazzista del discorso indiretto? Usiamo il discorso indiretto quando vogliamo ripetere quello che è stato detto
da qualcun altro: se vogliamo farlo bene non dobbiamo falsarne il
pensiero e la volontà espressiva.
La regola fondamentale, nel discorso indiretto, è che tutti gli elementi che riguardano lo spazio e il tempo non dipendono più da chi ha parlato "fra virgolette" ma dipendono dalla persona che ripete il suo discorso. Altre regole, per la verità, non ce ne sono: anzi, qualunque regola abbiate letto o studiato sulla grammatica va presa con le molle perché per far bene un discorso indiretto la prima cosa da ricordare è che bisogna usare tanto buon senso (più che la grammatica). In pratica: è chiaro che se una persona ha parlato dicendo "questo libro" è molto probabile che io dovrò ripetere il suo discorso dicendo "lui ha detto che quel libro...". Ma se per caso io avessi fra le mani quel libro allora dovrò dire "lui ha detto che questo libro...". Quindi non esiste nessuna regola matematica riguardo alla trasformazione di questo in quello: tutto dipende da dove sono "io". Fin qui tutto è abbastanza facile. Ma su alcune forme del discorso indiretto gli errori degli stranieri sono piuttosto frequenti:
Dove gli studenti stranieri di italiano rischiano di più è quando nel
discorso diretto ci sono espressioni di tempo caratterizzate da FA
e da FRA. Queste due paroline provocano un gran numero di
problemi perché in molte lingue la loro traduzione è identica a quella
di PRIMA e DOPO.
In italiano invece c'è una bella differenza fra PRIMA e FA
e fra DOPO e FRA.
Immaginiamo
che una persona, il giorno 10 gennaio, abbia detto queste parole:
Collegato alla
questione del FA / FRA - PRIMA / DOPO c'è l'uso del condizionale
composto come "futuro del passato".
Se io faccio il
discorso indiretto le soluzioni possibili dipendono dal giorno in cui lo
faccio.
Immaginiamo frasi
ipotetiche che nel discorso diretto suonino così: In un discorso
indiretto (introdotto da un verbo con valore passato: ha detto che, ha
risposto che ecc.) tutte queste forma ipotetiche si riducono a quella
che è formulata alla lettera F.
Come tutte le
determinazioni di spazio anche i verbi ANDARE / VENIRE possono essere
coinvolti da qualche cambiamento nel discorso indiretto: venire si
usa se c'è un movimento in direzione di chi sta parlando (di chi sta
facendo il discorso indiretto) e andare se c'è un movimento di
allontanamento da lui. Quindi se una persona ha detto "Io sono andato
a Roma", io, che sono a Roma, dovrò dire: "Lui ha detto che era venuto
a Roma"; nello stesso tempo, se io fossi a Milano, dovrei dire:
"Lui ha detto che era andato a Roma".
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| GIORNALISTA:
"Dimmi, Roberto, anche tu hai uno zio d'America?" ROBERTO: -"Sì, il mio prozio Tartaglione Joe era un immigrato" |
Un giornalista ha domandato a Roberto se... |
| G:
- "Cosa sai di lui?" R: - "Ne so pochissimo, ma ho sentito parlare di lui in famiglia" |
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| G:
- "Quando è andato in Amerca?" R: - "Era arrivato a New York, a Ellis Island, 97 anni fa, nel 1907, quando aveva 18 anni. E ha cominciato a fare il barbiere. Abitava a Patterson." |
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| G:
- "È uno di quegli italiani che hanno fatto fortuna?" R: - "In famiglia dicevano di sì" |
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| G:
- "Come è cominciata la sua fortuna?" R: - "La sua vita è cambiata quando sotto il suo rasoio è capitato un vecchio boss" |
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| G:
- "Non tenermi sulle spine, racconta!" R: - "Joe gli ha puntato il rasoio sul collo e gli ha detto: - Se non mi prendi in società con te ti mando a guardar crescere le margherite dalla parte delle radici!" |
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| G:
- "E il boss?" R: - "Il boss lo avrebbe preso in simpatia e così sarebbe cominciata la fortuna di Tartaglione Joe" |
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| G:
- "Incredibile..." R: - "Sarà vera questa storia? Mah, io non lo so, ma mi piace pensare di sì" |
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| G:
- "Cosa altro sai di Joe?" R: - "So che negli anni Cinquanta Tartaglione Joe è venuto per la prima volta in vacanza in Italia dove ha incontrato suo nipote Giuseppe che viveva a Roma e gli ha fatto una proposta" |
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| G:
- "Che proposta?" R: - "Caro nipote - ha detto Tartaglione Joe - , tu ti chiami Giuseppe come me e per questo mi stai simpatico: se vuoi, io pago il viaggio e un anno di soggiorno in America a te e a tua moglie Anna. Se fra un anno non sarai ricco potrai tornare in Italia e vi pagherò anche il viaggio di ritorno. Accetti?" |
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| G:
- "E Giuseppe ha accettato?" R: - "Giuseppe Tartaglione gli ha risposto che non ci pensava nemmeno." |
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| G:
- "E poi?" R: - "E poi Tartaglione Joe è tornato a New York da solo, Giuseppe è rimasto a Roma, povero ma tranquillo e Anna si è un tantino arrabbiata con con il marito. E dopo un po' di tempo ad Anna e Giuseppe è nato un figlio che si è chiamato Roberto e non si è chiamato Bob." |
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| G:
- "Avrai pure qualche altra notizia di Joe!" R: - "No, nessuna. Ma se qualche lettore americano di Matdid sa qualcosa di Joe o dei suoi discendenti può scrivermi e io... gli insegnerò l'italiano!" |
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