Matdid, materiali didattici di italiano per stranieri a cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi, Scuola d'Italiano Roma

 
 

Giulia Grassi  


Da Ultima Cena
a Convito in casa di Levi
  

  

 

  TORNA ALLA LETTURA

 


 
Il 18 luglio 1573 davanti al Tribunale dell'Inquisizione si presenta un noto pittore veneto, Paolo Caliari detto il Veronese. L'accusa è grave: il grande quadro con l'Ultima Cena che ha dipinto per la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo (5,55 x 12,80 metri) contiene immagini non presenti nel racconto evangelico. In particolare ci sono
pappagalli, cani, un servo a cui "esce il sangue dal naso", "buffoni, imbriachi, Thodeschi, nani et simili scurrilità".
 
Veronese cerca di giustificarsi: il quadro è grande, dice, e quindi "se nel quadro li avanza spacio, io l'adorno di figure secondo le invenzioni"; e ancora "Nui pittori si pigliamo la licentia che si pigliano i poeti e i matti" [la libertà dei pittori e dei poeti paragonata alla pazzia... 
Bello!!!]
I giudici chiudono un occhio, ma ordinano al Veronese di "correggere la pittura" - e infatti scompare il servo che perde sangue dal naso - e, soprattutto, di cambiare il titolo del quadro: l'Ultima Cena diventa così il Convito in casa di Levi. Non più la cena sacra dell' istituzione dell'Eucarestia
ma un 
banchetto festoso in onore di Gesù offerto da Levi/San Matteo che, essendo ricco, poteva avere i servi, buffoni, nani, cani e quant'altro appariva dipinto sulla tela.
Non c'è che dire, un bell'esempio di censura all'italiana...