Matdid, materiali didattici di italiano per stranieri a cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi, Scuola d'Italiano Roma

 
 

Giulia Grassi  

Venere e Cupido
di Ridolfo del Ghirlandaio
 

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Nella Galleria Colonna a Roma c'è un quadro con Venere e Cupido dipinto nel 1565 da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio (figlio del più celebre Domenico Ghirlandaio).
Fino al 2000 chi visitava la Galleria raramente si soffermava su questa opera, dove una Venere cicciona era goffamente avvolta in una tunichetta a righe scolorita: una domestica, più che una dea. Il restauro di cinque anni fa ha giustamente eliminato quei vestiti, che erano stati aggiunti nel 1840, e Venere è tornata ad essere la dea della bellezza e dell'amore. 
Il quadro è bellissimo anche perché Ridolfo aveva preso a modello un disegno fatto da Michelangelo intorno al 1533, disegno oggi perduto ma che aveva ispirato anche altri artisti, come ad esempio Pontormo. Nel disegno di Michelangelo come nei quadri derivati da esso Venere era, naturalmente, nuda; ma nell'Ottocento la dea è stata spesso coperta da tuniche e veli perché il suo nudo era considerato troppo sensuale e provocante. 
  

Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, Venere e Cupido, 1565 (Roma, Galleria Colonna): dopo (sotto) e prima (a destra) del restauro

 
Il restauro ha riportato Venere alla sua nudità originaria. Sappiamo che nel Cinquecento la dea creata da Michelangelo era considerata un esempio di bellezza femminile ideale, anche se ai nostri occhi può non sembrarlo: è muscolosa, con i seni piccoli (niente silicone), le cosce carnose e i fianchi larghi (alla faccia delle top model taglia 40). Il restauro ha anche ridato vita ai colori, accesi e raffinati, che aggiungono fascino a questo nudo tentatore. Ti credo che l'hanno censurato...