|
I
Caffè letterari hanno caratterizzato la vita intellettuale in
molte città europee per più di tre secoli, anche se il loro
periodo d'oro è stato nella seconda metà del XIX secolo.
Davanti alle tazzine fumanti di caffè si sono intrecciate
discussioni filosofiche e artistiche, sono nati manifesti
politici e letterari, sono stati organizzati complotti, tanto
che "non si potrebbe scrivere una pagina di storia né
letteraria né artistica dell'Ottocento senza citare il nome di
un Caffè" (P. Bargellini).
Il più famoso Caffè letterario di Roma è il Caffè
Greco, in Via Condotti, poco lontano da Piazza
di Spagna. È anche il più antico. Nasce ufficialmente nel
1760, quando in un documento appare il nome del suo proprietario
"Nicola di Maddalena caffettiere, levantino" (e
questo spiega perché si chiama Greco). Ma forse già
esisteva da alcuni anni: sarebbe infatti il "Caffè di
strada Condotta" citato nel 1743 da Giacomo Casanova.
Nato grazie a un levantino, diventa famoso ad opera dei tedeschi,
che cominciano a frequentarlo nel 1779. Wolfgang
Goethe e i suoi amici
Johann Wilhelm
Tischbein, Karl Philipp Moritz
e Jakob Wilhelm Heinse
stanno
sempre lì, al punto che Heinse propone di chiamarlo "Caffè
Tedesco".
E agli inizi
dell'Ottocento è facile incontrarci il principe Ludwig di
Baviera e il gruppo di pittori da lui protetti, i Nazareni.
Col passare del tempo, la clientela diventa sempre più
internazionale e sempre più variegata: qui si incontrano i
personaggi più creativi e brillanti d'Europa, cosicché è
quasi impossibile ricordare i nomi di tutti i 'grandi' che si
sono seduti ai tavoli di questo Caffè.
Letterati e filosofi tra
cui Hans Christian Andersen, George Byron, Gabriele D'Annunzio,
René de Chateaubriand, Ennio Flaiano, Nicolaj Gogol, Nathaniel
Hawthorne, Henry James, Giacomo Leopardi, Adam Mickiewicz,
Sandro Penna, Percy B. Shelley, Arthur Schopenhauer, Stendhal,
Hippolyte Tayne, Mark Twain.
Scultori e pittori come Antonio Canova, Jean Baptiste Corot,
Hippolyte Delaroche, Anselm Feuerbach, Jean A. Ingres,
Friederich Overbeck e i Nazareni, Giulio Aristide Sartorio,
Berthel Thorvaldsen, Horace e Charles Vernet. Alcuni pittori
hanno lasciato il segno della loro presenza nei numerosissimi
quadri che decorano le pareti delle sale interne, trasformate in
una piccola pinacoteca: tra i tanti, Ippolito
Caffi, Vincenzo
Camuccini, Franz Ludwig Catel, Jakob Philipp Hackert (attr.), Angelica
Kauffmann,
Antonio
Mancini.
E musicisti, come Hector Berlioz, George Bizet, Franz Liszt, Jacob
Mendelssohn, Gioacchino Rossini, Giovanni Sgambati, Arturo
Toscanini, Richard Wagner. Tra i clienti, anche Buffalo Bill,
Orson Welles e il cardinal Pecci, futuro papa Leone XIII (e ci
perdonino gli esclusi...).
Dal 1953 il Caffè Greco è sottoposto a "vincolo" da
parte dello Stato perché "più
volte abbellito con decorazioni e cimeli di interesse storico ed
artistico, costituisce oggi un vario e pregevole esempio di
pubblico ritrovo sviluppatosi, attraverso due secoli di vita,
per la ininterrotta consuetudine da parte di artisti di ogni
paese di frequentare le sue ospitali e raccolte salette, avendo
rappresentato in Roma, per circa duecento anni, un centro di
vita artistica universalmente noto".
|