Matdid: Materiale didattico di italiano per stranieri aggiornato ogni 15 giorni.
A cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi

 
   

Roberto Tartaglione

 
ITALIANI DEL RISORGIMENTO:
CARLO CAMILLO DI RUDIO
 
Per i 150 anni dell'Unità d'Italia, ricordiamo qualche personaggio che, nell'Ottocento, ha contribuito a rendere questo paese una nazione
Link: Lo "strano caso" della Scuola di Adro
Esercizi con soluzione
 
 

Livello elementare 2


 
 

Nel 2011 si festeggeranno i 150 anni dell'Unità d'Italia, realizzata dopo mezzo secolo di lotte, di guerre, di elaborazioni politiche e di attentati che oggi definiremmo terroristici, in quel periodo storico molto appassionante che chiamiamo Risorgimento.
Per una sintetica cronologia degli eventi principali di quel periodo, potete dare un'occhiata alla pagina Matdid Qui succede un Quarantotto.

Le attuali polemiche su questo evento - tendenze scissioniste della Lega Nord che invoca lo Stato della Padania, dibattiti sulla creazione del federalismo, revisionismi storici su tutto il Risorgimento - ci hanno suggerito di dedicare questa lettura (e ancora qualche altra nel prossimo futuro) proprio a questo periodo storico così discusso.

Iniziamo oggi in modo "leggero", attraverso la biografia di un personaggio risorgimentale, non notissimo probabilmente, eppure molto rappresentativo dello "spirito del tempo": la sua vita sembra tratta da un film di avventure. Si tratta di Carlo Camillo di Rudio.

Nei link di approfondimento qualche riferimento all'attualità e in particolare al "caso" della Scuola di Adro.


   
Carlo Camillo di Rudio nasce a Belluno nel 1832.
In quegli anni in tutta Italia ci sono movimenti di insurrezione contro i sovrani che governano il paese: contro i Borboni a Palermo e a Napoli, contro gli austriaci in Lombardia e in Veneto, contro il Papa, nell'Italia Centrale.

Dopo essersi formato all'Accademia Militare, nel 1848 Carlo di Rudio partecipa, a soli 16 anni, alla rivolta antiaustriaca nelle famose "5 giornate di Milano" e nella Repubblica di Venezia.

Nel 1849 è a Roma, con altri eroi del Risorgimento, Garibaldi, i fratelli Dandolo, Goffredo Mameli, per difendere la Repubblica Romana fondata da Mazzini.

Inseguito dalle polizie di mezza Europa, alla fine scappa in Inghilterra dove si sposa con una donna inglese e resta buono per qualche tempo.

Ma la passione rivoluzionaria rimane fortissima: quando nel 1857 Felice Orsini, un patriota italiano, decide di uccidere il re di Francia Napoleone III (colpevole di aver fatto fallire i moti rivoluzionari italiani del 1848), Carlo di Rudio partecipa all'azione.
L'attentato però fallisce. Felice Orsini è condannato alla ghigliottina, Carlo di Rudio, arrestato, è condannato all'ergastolo nella terribile colonia penale della Caienna, nella Guyana francese, nell'America del Sud. In quel momento ha 25 anni.

Che fa, si arrende? No. Riesce a fuggire, si imbarca per l'Inghilterra e nel 1860 è di nuovo con la sua famiglia.
Siamo ormai nell'anno della Spedizione dei Mille. Carlo vuole naturalmente partecipare a queste battaglie decisive per la storia italiana, ma è inseguito sia dalla polizia francese che da quella austriaca: per lui viaggiare è pericolosissimo. Decide quindi di emigrare negli Stati Uniti.

Arriva a New York proprio all'inizio della Guerra di Secessione americana.
Si arruola come "sostituto" di un ricco giovane americano che preferisce stare a casa, si distingue come combattente e diventa sottotenente dell'esercito. Prende il nome di Charles DeRudio.

Finisce qui la sua vita avventurosa? Assolutamente no.
Dopo la guerra di secessione è assegnato al famoso 7° Cavalleria: agli ordini del Generale Custer partecipa alle guerre indiane contro i Sioux e i Cheyenne guidati da Cavallo Pazzo (Crazy Horse) e nel 1876 è uno dei pochi superstiti della battaglia di Little Big Horn. In seguito, promosso capitano, si occupa ancora di guerre indiane, combatte contro Capo Giuseppe, conosce anche Geronimo, celebre capo Apache, e raggiunge la pensione in una guarnigione del Texas.

Muore nel suo letto nel 1910, si dice, fra i ritratti dei suoi compagni di avventura nelle lotte risorgimentali italiane, primo fra tutti Giuseppe Mazzini.

E poi qualcuno dice che gli italiani non sono grandi combattenti!


Giusto per ricapitolare: come era l'Italia fra il 1820 e il 1848