Matdid, materiali didattici di italiano per stranieri a cura di Roberto Tartaglione e Giulia Grassi, Scuola d'Italiano Roma

 
 

Roberto Tartaglione

 

MASCHI LATINI  

 

Lo sketch di un "nuovo-comico" sul rapporto uomo-donna in Italia, con note linguistiche.
 

Esercizi sull'uso della particella CI nelle combinazioni di pronomi con soluzione 

Livello intermedio 3 


Abbiamo avuto occasione più volte di ricordare che i dialetti, o quanto meno i regionalismi e la cadenza, costituiscono un elemento essenziale dell'italiano parlato. E questo vale in misura ancora maggiore quando l'argomento di cui si parla è trattato in chiave comica.
Abbiamo perciò scelto lo sketch di un comico toscano (così da evitare forme dialettali troppo incomprensibili) per proporre un esempio di italiano vivo e attuale. Il comico si chiama Paolo Migone e il brano è tratto da una trasmissione televisiva intitolata Zelig.
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L’uomo parte piccolo.
Poi cresce, cresce, cresce,  e ha un’entità in casa che rotea: si chiama m-a-m-m-a, e ha due scopi: uno di volerti tanto bene, il secondo di romperti i coglioni. Fino a trenta... trentotto anni. Poi finalmente te ne liberi, vai in un’altra casa e ti riappropri della tua pigrizia. Si chiama single. E si sta bene.

La casa è empty, vuota. E c’è la polvere. Che come la neve non fa rumore. C’è la mensolina lunga lunga lunga, vuota vuota vuota. Con la polvere sopra. C’è la moquette. Fatta di polvere. Ci sono le righe, le strisce, delle ciabatte. E il giovane uomo ha i punti di riferimento: la mutanda. Se c’è la mutanda lì, cosa fa il giovane uomo, la scansa? Sì, così (fa i gesto di spostarla con il piede). Non si china.

E se ha la borsa del tennis, da due settimane, la salta. Anche se dentro c’ha l’accappatoio marcio! Che in quell’ambiente asfittico cerca di salvarsi con la cintola da dentro la cerniera lampo. L'apri così? No, ce lo lasci morire!

Questo paradiso artificiale viene incrinato quando entra un’altra entità in casa: l’antagonista. Che si chiama d-o-n-n-a.

Tu sei al lavoro, torni, e trovi un minacciosissimo odore di pulito. Non c’è più la polvere... i punti di riferim... dov’è la mutanda? C’è l’accappatoio impiccato a una gruccetta così.

L’uomo e la donna non c’azzeccano niente.

L’uomo: l’uomo si lava se ha un obbiettivo. Deve uscire con la ragazza? Si lava!
La donna si lava sempre, senza motivo, perché è pazza!
L’uomo che si lava si lava così: rubinetto... (fa il gesto di lavarsi con due dita le orecchie) e si asciuga così all’asciugamano.  Asciugamano bianco con due punti neri.

Ma vediamo altri problemi, altri problemi di convivenza.
Tu sei in casa, lei è fuori. Entri in cucina, pigli un panino, gli dai un morso, nel salotto buono. Escono quattro o cinque bricioline. Cascano in terra. Stanno lì inermi, non è che se ci passi ti mordono la caviglia. Sono ecologiche, non puzzano. Diciamo che arredano!

Arriva lei dal lavoro. Appena apre la porta... bip, bip, bip, bip... un allarme: le sente, le percepisce, si incazza. Poi le vede: “Guarda le briciole! Guarda le briciole!”  Pigia un pipolo qui, gli nasce l’aspirapolvere, le aspira ahhhhhh.

E ancora peggio le gocce, le gocce!
L’uomo decide di portare lei al cinema. Quindi si lava.
Va in bagno. Esce dalla vasca, si è appena fatto la doccia, e,  inavvertitamente!, escono dal suo corpo quattro, cinque gocce. Che chiameremo g-o-c-c-e. Che sono ancora più inermi, sono trasparenti, sono carine da vedere. Va bene? E’ inutile fare così con l’asciugamano (fa il gesto di asciugarle).

Lei se ne accorge.
L’uomo, che sa, e dall’esperienza sua ne sa tanto, sa, che aprendo la finestra, un gesto minimo, esce della roba trasparente, parla con le gocce, le convince...

La donna no. Non riesce a aspettare. Quindi te sei di là che ti stai mettendo la mutanda e canticchi la seconda parte della canzone e senti questa voce che fa:
“Vieni un po’ qua! Vieni un po’ qua! Che hai lasciato un lago in bagno! “

Stessa frase che mia madre mi diceva per 30 anni!!!
Vuol dire che lo spirito di mia madre è uscito da mia madre attraverso le tubature, è entrato in quel giovane corpo, si è impossessato di lei, corpo che per altri trenta, trentacinque anni mi romperà i coglioni.
 

NOTE LINGUISTICHE

L’uomo parte piccoloparte nel senso di “comincia”
 
Romperti i coglioni – espressione volgare ma molto usata nel parlato per dire disturbare, dare fastidio pesantemente
 
Fino a trenta... trentotto anni – Si allude al fatto che gli italiani restano a casa con i genitori fino a quando sono molto adulti
 
Single – Parola inglese entrata ormai nell’uso comune. Ha cancellato le vecchie parole scapolo (con valore maschilisticamente positivo), zitella (con valore maschilisticamente negativo, oggi usato solo per indicare una persona, maschio o femmina, acida e intrattabile), e i burocratici  celibe e nubile. 
 
Come la neve non fa rumore – Ironica citazione da una canzone di Lucio Battisti “Emozioni”: domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore.
 
Lunga lunga lunga, vuota vuota vuota – La ripetizione di un aggettivo per farne il superlativo è frequente: un caffè buono buono, un maglione caldo caldo ecc.
 
Ciabatte – Le pantofole
 
Dentro c’ha l’accappatoio marcioC’ha è una forma molto usata in diverse regioni italiane per dire “ha”.  Si tratta del presente indicativo di un informale verbo “averci” per cui si sente dire c’ho fame, c’ho sete, c’hai una sigaretta? Quello stesso “ci”, assai poco comune nella lingua scritta, torna obbligatoriamente nell’espressione “ce l’ho”.
 
C’è l’accappatoio impiccato – Linguaggio figurato. L’accappatoio è “appeso”.
 
Gruccia, gruccetta – Variante regionale (tipica della toscana) per stampella, l’attrezzo che serve per appendere i vestiti.
 
L’uomo e la donna non c’azzeccano niente – “Azzeccarci” è ancora un regionalismo. Che c’azzecca? è sinonimo di che c’entra?, che relazione c’è?. Questo verbo ha goduto di un certo successo dopo che è stato usato in tribunale da un famoso magistrato, Antonio di Pietro, durante dei processi molto importanti relativi alla corruzione nell’Italia degli anni Novanta.
 
Pigli un panino – Il verbo pigliare è spesso considerato dagli italiani una variante dialettale del verbo “prendere”. In realtà “pigliare” è italianissimo e molto diffuso nel parlato.
 
Salotto buono – Nella casa tradizionale italiana il “salotto buono” è la stanza dove si ricevono gli ospiti: In questa stanza si fa particolarmente attenzione a non mettere in disordine e a non sporcare, perché se dovessero arrivare improvvisamente degli ospiti dovrebbero trovare tutto a posto. L’ingresso nel salotto buono è interdetto per esempio ai bambini.
 
Cascano in terra – Cascare è sinonimo più colloquiale di “cadere”
 
Non è che se ci passi ti mordono la caviglia – Le frasi introdotte da Non è che possono far uso del congiuntivo (non è che ti mordano la caviglia). In questo caso si è preferita la soluzione più discorsiva con l’indicativo.
 
Si incazza – Sinonimo volgare per “si arrabbia”. Il verbo incazzarsi è molto diffuso nel linguaggio colloquiale per la sua carica enfatica che con “arrabbiarsi” è un po’ più sopita.

Pigia – Variante toscana per dire “schiaccia, preme”

Un pipolo – Toscanismo per dire “un bottoncino, un pulsante un tasto”

Quindi te sei di là – In alcuni dialetti “te” sostituisce “tu”.

Canticchi -icchiare è un suffisso verbale che dà un senso di leggerezza, di “poco impegno”: si canticchia per esempio sotto la doccia. Ma si può dire che una persona fumicchia per dire che fuma un po’, non moltissimo; e che si campicchia, per dire che si campa, si vive alla meno peggio, senza grandi soddisfazioni economiche.