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L’uomo parte piccolo.
Poi cresce, cresce, cresce, e ha un’entità in casa che rotea: si chiama
m-a-m-m-a, e ha due scopi: uno di volerti tanto bene, il secondo di
romperti i coglioni. Fino a trenta... trentotto anni. Poi finalmente te ne
liberi, vai in un’altra casa e ti riappropri della tua pigrizia. Si chiama
single. E si sta bene.
La casa è empty, vuota. E c’è la
polvere. Che come la neve non fa rumore. C’è la mensolina lunga lunga
lunga, vuota vuota vuota. Con la polvere sopra. C’è la moquette.
Fatta di polvere. Ci sono le righe, le strisce, delle ciabatte. E il
giovane uomo ha i punti di riferimento: la mutanda. Se c’è la mutanda lì,
cosa fa il giovane uomo, la scansa? Sì, così (fa i gesto di spostarla
con il piede). Non si china.
E se ha la borsa del tennis, da due
settimane, la salta. Anche se dentro c’ha l’accappatoio marcio! Che in
quell’ambiente asfittico cerca di salvarsi con la cintola da dentro la
cerniera lampo. L'apri così? No, ce lo lasci morire!
Questo paradiso artificiale viene
incrinato quando entra un’altra entità in casa: l’antagonista. Che si
chiama d-o-n-n-a.
Tu sei al lavoro, torni, e trovi un
minacciosissimo odore di pulito. Non c’è più la polvere... i punti di
riferim... dov’è la mutanda? C’è l’accappatoio impiccato a una gruccetta
così.
L’uomo e la donna non c’azzeccano niente.
L’uomo: l’uomo si lava se ha un
obbiettivo. Deve uscire con la ragazza? Si lava!
La donna si lava sempre, senza motivo, perché è pazza!
L’uomo che si lava si lava così: rubinetto... (fa il gesto di lavarsi
con due dita le orecchie) e si asciuga così all’asciugamano.
Asciugamano bianco con due punti neri.
Ma vediamo altri problemi, altri problemi
di convivenza.
Tu sei in casa, lei è fuori. Entri in cucina, pigli un panino, gli dai un
morso, nel salotto buono. Escono quattro o cinque bricioline. Cascano in
terra. Stanno lì inermi, non è che se ci passi ti mordono la caviglia. Sono
ecologiche, non puzzano. Diciamo che arredano!
Arriva lei dal lavoro. Appena apre la
porta... bip, bip, bip, bip... un allarme: le sente, le percepisce, si
incazza. Poi le vede: “Guarda le briciole! Guarda le briciole!” Pigia un
pipolo qui, gli nasce l’aspirapolvere, le aspira ahhhhhh.
E ancora peggio le gocce, le gocce!
L’uomo decide di portare lei al cinema. Quindi si lava.
Va in bagno. Esce dalla vasca, si è appena fatto la doccia, e,
inavvertitamente!, escono dal suo corpo quattro, cinque gocce. Che
chiameremo g-o-c-c-e. Che sono ancora più inermi, sono trasparenti,
sono carine da vedere. Va bene? E’ inutile fare così con l’asciugamano (fa
il gesto di asciugarle).
Lei se ne accorge.
L’uomo, che sa, e dall’esperienza sua ne sa tanto, sa, che aprendo la
finestra, un gesto minimo, esce della roba trasparente, parla con le
gocce, le convince...
La donna no. Non riesce a aspettare.
Quindi te sei di là che ti stai mettendo la mutanda e canticchi la seconda
parte della canzone e senti questa voce che fa:
“Vieni un po’ qua! Vieni un po’ qua! Che hai lasciato un lago in bagno! “
Stessa frase che mia madre mi diceva per
30 anni!!!
Vuol dire che lo spirito di mia madre è uscito da mia madre attraverso le
tubature, è entrato in quel giovane corpo, si è impossessato di lei, corpo
che per altri trenta, trentacinque anni mi romperà i coglioni.
L’uomo parte piccolo – parte nel senso di
“comincia”
Romperti i coglioni – espressione volgare
ma molto usata nel parlato per dire disturbare, dare fastidio
pesantemente
Fino a trenta... trentotto anni – Si
allude al fatto che gli italiani restano a casa con i genitori fino a
quando sono molto adulti
Single – Parola inglese entrata ormai
nell’uso comune. Ha cancellato le vecchie parole scapolo (con valore
maschilisticamente positivo), zitella (con valore maschilisticamente
negativo, oggi usato solo per indicare una persona, maschio o femmina, acida
e intrattabile), e i burocratici celibe e nubile.
Come la neve non fa rumore – Ironica
citazione da una canzone di Lucio Battisti “Emozioni”: domandarsi perché
quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore.
Lunga lunga lunga, vuota vuota vuota – La ripetizione di un
aggettivo per farne il superlativo è frequente: un caffè buono buono,
un maglione caldo caldo ecc.
Ciabatte – Le pantofole
Dentro c’ha l’accappatoio marcio – C’ha è
una forma molto usata in diverse regioni italiane per dire “ha”. Si
tratta del presente indicativo di un informale verbo “averci” per cui si
sente dire c’ho fame, c’ho sete, c’hai una sigaretta? Quello stesso
“ci”, assai poco comune nella lingua scritta, torna obbligatoriamente
nell’espressione “ce l’ho”.
C’è l’accappatoio impiccato – Linguaggio
figurato. L’accappatoio è “appeso”.
Gruccia, gruccetta – Variante regionale
(tipica della toscana) per stampella, l’attrezzo che serve per appendere i
vestiti.
L’uomo e la donna non c’azzeccano niente
– “Azzeccarci” è ancora un regionalismo. Che c’azzecca? è sinonimo di
che c’entra?, che relazione c’è?. Questo verbo ha goduto di un certo
successo dopo che è stato usato in tribunale da un famoso magistrato,
Antonio di Pietro, durante dei processi molto importanti relativi alla
corruzione nell’Italia degli anni Novanta.
Pigli un panino – Il verbo pigliare è
spesso considerato dagli italiani una variante dialettale del verbo
“prendere”. In realtà “pigliare” è italianissimo e molto diffuso nel
parlato.
Salotto buono – Nella casa tradizionale
italiana il “salotto buono” è la stanza dove si ricevono gli ospiti: In
questa stanza si fa particolarmente attenzione a non mettere in disordine
e a non sporcare, perché se dovessero arrivare improvvisamente degli ospiti
dovrebbero trovare tutto a posto. L’ingresso nel salotto buono è
interdetto per esempio ai bambini.
Cascano in terra – Cascare è sinonimo più colloquiale di “cadere”
Non è che se ci passi ti mordono la
caviglia – Le frasi introdotte da Non è che possono far uso del
congiuntivo (non è che ti mordano la caviglia). In questo caso si è
preferita la soluzione più discorsiva con l’indicativo.
Si incazza – Sinonimo volgare per “si
arrabbia”. Il verbo incazzarsi è molto diffuso nel linguaggio colloquiale
per la sua carica enfatica che con “arrabbiarsi” è un po’ più sopita.
Pigia – Variante toscana per dire
“schiaccia, preme”
Un pipolo – Toscanismo per dire “un
bottoncino, un pulsante un tasto”
Quindi te sei di là – In alcuni dialetti
“te” sostituisce “tu”.
Canticchi - -icchiare è un suffisso verbale che dà un
senso di leggerezza, di “poco impegno”: si canticchia per esempio sotto la
doccia. Ma si può dire che una persona fumicchia
per dire che fuma un po’, non moltissimo; e che si campicchia, per dire
che si campa, si vive alla meno peggio, senza grandi soddisfazioni
economiche.
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