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Il vino accompagna l'umanità
fin dalle origini: nella Bibbia (Genesi, 9, 20-29) se ne
attribuisce l'invenzione a Noè mentre i Greci la consideravano
un dono del
dio Dioniso (bevanda di Dioniso). Per i Romani era
uno dei piaceri della vita: balnea vina Venus corrumpunt
corpora nostra, sed vitam faciunt balnea vina Venus (cioè
'bagni, vino e sesso corrompono i nostri corpi, ma bagni vino e
sesso sono la vita') è il corrispettivo del nostrano proverbio 'Bacco,
tabacco e venere riducono l'uomo in cenere', con il tabacco al
posto dei più salutari bagni alle terme (balnea).
Le più antiche testimonianze archeologiche della
produzione del vino provengono dall'Iran, dal sito
neolitico di Hajji Firuz Tepe nei Monti Zagros
settentrionali, e risalgono al VI millennio a.C. Ma
nessuna lezione sul vino, qui in MatDid, solo
alcune storielle legate a questa inebriante bevanda (e ai suoi compari, il sesso e il gioco, meglio se
d'azzardo).
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Nell'antica
Mesopotamia la bevanda nazionale era la birra mentre
il vino, importato, era una merce rara e piuttosto
costosa. Eppure gli Assiri lo amavano molto e,
almeno stando alle fonti, si ubriacavano
spesso, combinando un sacco di guai.
Durante una festa organizzata dal re Sennacherib
(704-681 a.C.) "i militari che sono arrivati e
hanno qui preso dimora vanno scorrazzando a dorso di
cavallo nel centro della città di Nimrud, come
alcolizzati abituali" mentre in un rapporto
inviato a Ninive (intorno al 650 a.C.) si denuncia
il comportamento riprovevole, e pericoloso, di tre
ufficiali che "quando hanno bevuto non c'è
nessuno che sia in grado di far loro spostare i
pugnali di ferro che agitano di fronte a chiunque si
ponga loro dinnanzi".
Ma il vino non era solo abuso e violenza. Così si
presenta in un inno Ištar, dea della guerra ma anche
della fertilità e dell'amore (875 a.C.):
"Quando sono seduta sulla soglia di una taverna,
Io Ištar, la dea,
Sono prostituta, madre, sposa e divinità.
Sono ciò che si chiama
Vita...". |
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Il vino scorreva abbondantemente durante il simposio, il
banchetto dell'antica Grecia rigorosamente per soli uomini. È
vero che durante il simposio si facevano conversazioni dotte e
argute e si ascoltavano musica e composizioni poetiche; ma la
compagnia di graziosi giovanotti e di spregiudicate etere
(prostitute 'd'alto bordo', le uniche donne ammesse al
banchetto) unita all'abuso di vino facevano sì che non di rado
il tutto si concludesse con una affollata e sfrenata orgia.
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Una
scena di simposio su un vaso attico
a figure nere (VI secolo a.C.) |
L'abbinamento vino-sesso era ben presente anche ai Romani.
Ovidio (Ars amatoria) scrive che il banchetto facilita
gli incontri amorosi (est
aliquid praeter vina quod inde petas
cioè 'e qualcos'altro ci potrai
trovare, oltre al buon vino') e che il vino è un alleato
formidabile dell'erotismo (vina
parant animos faciuntque caloribus aptos; cura fugit molto
diluiturque mero cioè 'il vino dispone gli animi all'amore e
li rende adatti alla passione: sfumano i pensieri, nel molto
vino ogni affanno si stempera').
Ed è anche di conforto nei tormenti d'amore (remedium amoris, lo
definiscono i poeti Tibullo e Properzio).
Oltre che del sesso, il vino è sempre stato
considerato compagno del gioco: anche nel religioso
Medioevo. Ce lo dicono poesie e canzoni, in
particolare dal Duecento. Come il sonetto
dell'irriverente Cecco Angiolieri
(ca 1260-1312): |
Tre cose solamente
mi so’ in grado
le quali posso non ben ben fornire:
ciò è la donna, la taverna e ‘l dado;
queste mi fanno ‘l cuor lieto sentire.
Sesso, vino (taverna) e gioco d'azzardo (dadi)
ritornano anche nei versi del
celebre In taberna
quando sumus, uno
dei più divertenti esempi di poesia goliardica:
Quidam ludunt, quidam bibunt,
quidam indiscrete vivunt (click).
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Non
si
tratta
solo
di
vizio.
Secondo
alcuni
storici
l'aumento
del
consumo
di
vino
alla
fine
del
Medioevo
sarebbe
uno
degli
indicatori
dell'ascesa
sociale
della
borghesia
mercantile
e
artigiana.
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L'età
moderna
per
il
consumo
di
vino
inizia
nel
Rinascimento.
Non
a
caso
risale
proprio
al
XVI
secolo
quello
che
si
può
considerare
il
primo
trattato
di
enologia,
il
"Della
natura
dei
vini
e
dei
Viaggi
di
Paolo
III,
descritti da Sante Lancerio, suo bottigliere”. Il Lancerio, storico
e
bottigliere
del
papa
Paolo III
Farnese (1534-1549), analizza circa 50 qualità di vino, descrivendone le caratteristiche e anche gli abbinamenti con il cibo.
Quant'è bella
giovinezza,
che si fugge
tuttavia!
Chi vuol esser
lieto, sia:
di doman non c'è
certezza.
(da la
Canzona di Bacco
di
Lorenzo de'
Medici) |
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