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Infine, altra dote indispensabile era il silenzio, che "reca
grazia alla donna" (Sofocle). La parola, che esprime e comunica
il pensiero, era considerata prerogativa degli uomini e le donne avevano
il dovere di tacere, perché erano incapaci di fare buon uso del
linguaggio, proprio in quanto donne. In questo senso, è chiarificatrice
la storia di Tacita Muta, dea del silenzio.
In origine Tacita era una ninfa e si chiamava Lala (dal verbo
greco laleo, "parlare"). Parlava, ma troppo, e a
sproposito. Era stato Giove a renderla muta: Lala, infatti, aveva
raccontato a sua sorella Giuturna che il dio la amava, rendendo inutili
così le strategie che lui pensava di attuare per conquistarla. Giove,
arrabbiato, le aveva strappato la lingua. Non bastasse, la povera
Lala-Tacita Muta era stata violentata dal dio Mercurio, che doveva
accompagnarla nel regno dei morti; e aveva partorito due gemelli, i Lari
compitales, che proteggevano i confini e quindi la città.
Non c'è che dire: casalinghe disperate a dir poco...
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